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Museo diocesano di Luogosanto
Ospitato all’interno dell’ex convento francescano del XIII secolo di Luogosanto, il museo è una delle sedi del sistema museale della diocesi di Tempio e Ampurias.
All’interno delle antiche celle dei frati, alcune delle quali riportate al loro stato originario, il visitatore può ammirare le statue originali e i bassorilievi marmorei che vanno dal XVI al XVIII secolo, appartenenti alle chiese campestri di Luogosanto, alcuni quadri e arredi sacri, gli ex voto in argento e il tesoro della Madonna di Luogosanto, ovvero una grande collezione di gioielli preziosi donati nei secoli alla Madonna di Luogosanto in segno di devozione, che comprende principalmente anelli in oro e pietre preziose, ma anche spille, orecchini e rosari in argento.
Completano il museo un ologramma del Sacro Graal, il Centro di Documentazione del Medioevo in Gallura – che include due interessanti plastici del Palazzo di Baldu – e una sala etnografica. La sala etnografica ospita riproduzioni di abiti tradizionali di varie epoche riconducibili all’area geografica di Tempio Pausania, a cui il costume adottato dal gruppo folk di Luogosanto è ispirato. Le fogge degli abiti spaziano da quelle di influenza spagnola risalenti al ‘700 a quelle più sontuose ed eleganti di ispirazione italiana dell’800.
Nella sala sono presenti anche riproduzioni di foto e dipinti della Luogosanto del passato. Il museo ospita anche delle mostre temporanee ed è un punto di accoglienza e informazione per i pellegrini e i turisti.
Via Giosuè Carducci snc – 07020 Luogosanto SS
https://www.museumtempioampurias.it/
alessandrosecchi130874@gmail.com
n.d.
Alessandro Secchi +39 333 67 27 080
4 euro
Orari estate 2024: dal lunedì al venerdì: 10.00 – 12.00
lunedì, mercoledì, venerdì: 17.00 – 19.00
Sabato e domenica su prenotazione
Da ottobre 2024: solo su prenotazione
40 min.
- ACCETTA (piola)
- BARRILI
- NASTRO A RULLI SCORREVOLI
L’accetta è l’unico e solo utensile che viene utilizzato dagli operai specializzati nella decortica che sono detti estrattori o, più comunemente scorzini, in gallurese Li Bucadori. Una figura ricca di storia e tradizione, mai sostituita dall’avanzare della tecnologia.
Ogni estrattore ha la sua accetta preferita e personale, quasi sempre artigianale e gelosamente custodita. Ognuno di essi, poi, lavora generalmente in coppia, la quale deve risultare perfettamente sintonizzata e affiatata.
Da questo momento poi, si va all’ azione. Disponendosi lungo i fianchi opposti della quercia, Li Bucadori realizzano, con estrema precisione, alcuni tagli in punti strategici del tronco. In particolare, ne effettuano prima uno orizzontale, lungo tutta la circonferenza, ad una altezza precisa tra il 1,50 sino e i 2-3 metri, chiamato corona o collana.
Un taglio meticoloso, fatto bene solo se presenta una determinata inclinazione rispetto alla verticale dell’albero, se segue una linea dritta e se la sua superficie viene netta e liscia.
Ma soprattutto un taglio che evidenzia ed esalta l’esperienza e l’abilità di ogni scorzino rispetto ai colleghi.
Seguendo tutta la verticale della pianta e tracciando le diverse porzioni di corteccia da estrarre, dette plance, gli altri tagli prendono il nome di aperture o righelli.
Non a caso, gli scorzini devono cercare di agire imprimendo una certa forza all’accetta, con precisa sensibilità, in modo da evitare di danneggiare lo strato sottostante al sughero, il cosiddetto fellogeno, fondamentale per la vita della sughera. (1591) Fonte: Sadenda
Museo del banditismo
Il museo del Banditismo, si propone di compiere ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone ai fini di studio, di educazione e di diletto. Senza correre il rischio di mitizzare la figura del fuorilegge e di esaltarne le sue gesta, l’obiettivo del museo è piuttosto, quello di diffondere valori positivi per la costruzione di una mentalità che favorisca l’affermarsi della legalità e della moralità pubblica a ogni livello. In un territorio come quello gallurese, protagonista del fenomeno del banditismo per circa tre secoli, questo polo culturale s’inserisce perfettamente, offrendo ai visitatori e ai residenti una panoramica su documenti, foto, filmati, oggetti e testimonianze del passato, ma soprattutto cercando di stimolare riflessioni su un futuro da costruire insieme.
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