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MEOC e il paese museo di Aggius
Tra i più grandi musei etnografici della Sardegna, si distingue per l’ampiezza dei suoi ambienti espositivi e per la cura con cui è stato realizzato.
Questa struttura integra magistralmente la maestosità del granito con spazi verdi e un’esposizione museale che racchiude tutta la ricchezza della storia, delle tradizioni e della cultura popolare gallurese dal 1600 ad oggi.
All’interno, una fedele ricostruzione della «Casa tradizionale» espone arredi d’epoca e oggetti d’uso quotidiano, offrendo un percorso che illustra le attività dell’economia domestica e la produzione alimentare, come il vino, il pane, il formaggio e l’olio di lentisco. Sono presenti anche i costumi d’epoca, magnifici nelle forme e nei colori delle feste. Il museo celebra anche gli antichi mestieri: dalla lavorazione del sughero e del granito, al lavoro del fabbro, calzolaio e falegname.
Sono esposti strumenti arcaici e illustrate le tecniche di preparazione dei tessuti tipici e della lana, comprese l’orditura e la colorazione dei filati con le erbe. Il MEOC ospita la «Mostra Permanente del Tappeto Aggese», un pregiato manufatto famoso in tutta l’isola e apprezzato anche in Italia e all’estero.
Nell’ampia Sala della Tessitura, i visitatori possono assistere a dimostrazioni e spiegazioni di questa antica arte, con la collaborazione delle tessitrici che operano su telai in legno.
Via Monti di Lizu n. 6 – 07020 Aggius (SS)
+39 079 621029
+39 3494533208
€ 5,00 intero, € 4,00 Ridotto (gruppi a partire da 15 persone, ragazzi dai 6 ai 16 anni, soci TCI), Gratis (bambini dai 0 ai 6 anni e persone con disabilità), visita guidata + €4,00
ORARIO INVERNALE (15 ottobre – 31 dicembre)
mattino: 10.00 / 13.00 – pomeriggio: 15.00 / 17.00
Giorno di chiusura: lunedì
Giorni di chiusura speciali: 24/25/26/31 dicembre
Gennaio: chiuso
Febbraio – marzo: 10.00 / 13.00 dal martedì al sabato
ORARIO ESTIVO (01 aprile – 14 ottobre)
mattino: 10.00 / 13.00 – pomeriggio: 15.00 / 19.00
40 min – 1 ora





- TAPPETO AGGESE
- CAMISGIÒLA (Giacchina)
La lavorazione dei tappeti di Aggius è una risorsa economica vitale fin dall’Ottocento. Nel 1927, il Prof. Cannas fondò la prima scuola di tessitura per preservare questa preziosa tradizione. Le botteghe artigiane locali hanno continuato senza sosta a produrre questi tappeti, trasmettendo l’arte di generazione in generazione.
I tappeti aggesi sono rinomati per i loro colori vivaci e i decori distintivi creando una sorta di «dipinto tessile». I colori tradizionali utilizzati sono il giallo, il rosso, il nero naturale, il viola, il verde, l’azzurro, il bordeaux, il bianco e il grigio.
Ad Aggius si praticano due tipi di tessitura: il “soprariccio”, conosciuto nel resto della Sardegna come «pibiones», che utilizza un telaio con quattro licci e quattro pedali, e la lavorazione “a l’antiga”, con due licci e due pedali. L’ordito è realizzato in cotone. Lo stile della tessitura, noto come “a dati”, è caratterizzato da una serie di strisce orizzontali separate da fasce di diverso colore, chiamate “pommu”.
Tra gli altri principali tipi di tappeti troviamo «lu saccu a ciai», considerato il tappeto più semplice, utilizzato anticamente come coperta e il tappeto con disegno continuo. I tappeti sono realizzati in lino e lana cardata. La combinazione di materiali e tecniche tradizionali rende ogni tappeto unico, celebrando la ricca eredità culturale e artistica di Aggius, apprezzata sia in Sardegna che all’estero.
L’abbigliamento tradizionale rappresenta uno dei simboli più efficaci di appartenenza culturale, capace di delineare chiaramente le identità collettive, regionali e nazionali. Nell’ambito delle tradizioni, l’abito aveva una funzione di comunicazione sociale, rendendo immediatamente riconoscibili la regione di provenienza, il sesso, l’età, lo stato civile e il ruolo di ciascun membro della comunità.
Un esempio significativo è la «camisgiòla» o giacchina, un indumento femminile preparato appositamente per il matrimonio e successivamente utilizzato in tutte le occasioni che richiedevano un abbigliamento elegante.
La camisgiòla veniva confezionata con tessuti pesanti come l’orbace, il panno e il velluto (rigorosamente color rosso), arricchito con trina argentata e foderata di broccato di alto pregio.
La parte anteriore della giacchina era ridotta per mettere in risalto la camicia e il corpetto e veniva chiusa con due lacci, mentre le maniche, lunghe fino al polso, presentavano grandi aperture longitudinali dall’ascella all’avambraccio, attraverso le quali sporgevano le ampie maniche delle camicie. Sulla parte esterna delle maniche, lungo l’avambraccio, erano cucite delle finte asole dalle quali pendevano dieci bottoni in argento brunito. Questo dettagliato sistema di chiusura non solo aggiungeva un elemento decorativo all’indumento, ma rifletteva anche l’abilità artigianale e l’attenzione ai dettagli caratteristici dell’abbigliamento tradizionale.
Museo del banditismo
Il museo del Banditismo, si propone di compiere ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone ai fini di studio, di educazione e di diletto. Senza correre il rischio di mitizzare la figura del fuorilegge e di esaltarne le sue gesta, l’obiettivo del museo è piuttosto, quello di diffondere valori positivi per la costruzione di una mentalità che favorisca l’affermarsi della legalità e della moralità pubblica a ogni livello. In un territorio come quello gallurese, protagonista del fenomeno del banditismo per circa tre secoli, questo polo culturale s’inserisce perfettamente, offrendo ai visitatori e ai residenti una panoramica su documenti, foto, filmati, oggetti e testimonianze del passato, ma soprattutto cercando di stimolare riflessioni su un futuro da costruire insieme.
MUSEI DEL
TERRITORIO
Cittadella dell’arte
e della musica
AREE ARCHEO NATURALISTICHE
Area naturalistica


e poi