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Il parco archeologico naturalistico
di San Giovanni a Viddalba
Il Parco Archeologico Naturalistico di San Giovanni a Viddalba è situato sulla sponda destra del fiume Coghinas e si erge con la sua folta vegetazione sull’omonimo colle. Le prime frequentazioni risalgono al neolitico recente, come testimoniano alcune sepolture ipogeiche (domus de janas) ricavate sulla parete rocciosa del monte San Giovanni.
All’interno delle domus sono stati recuperati reperti che risalgono alle prime fasi di utilizzo della zona. L’uomo continuò a frequentare il territorio anche in età nuragica, come documentato da alcune capanne pertinenti ad un villaggio portate alla luce durante la messa in posa di una condotta idrica nel 1983. Tali strutture vennero in seguito parzialmente scavate da Giuseppe Pitzalis.
In epoca romana la suddetta zona venne utilizzata come area di necropoli. Nel 1958, durante i lavori per la costruzione di un campo sportivo in località San Leonardo, di fronte alla chiesetta dedicata al Santo omonimo, vennero alla luce diverse stele dette “a specchio” o “a toppa di chiave”.
Durante gli scavi emersero due tipi di sepoltura: inumazione e incinerazione. All’interno delle tombe dei defunti venivano deposti anche i corredi funebri.
Sulla sommità del monte San Giovanni sono presenti consistenti strutture di epoca medievale databili all’incirca al XIII-XIV secolo e indagate intorno agli anni 2000.



- La Torre di Isola Rossa
- Il monte La Frisaia
- La Madonna del Monte
La Torre costiera dell’Isola Rossa prende il nome dal piccolo borgo balneare in cui è situata, nel territorio di Trinità d’Agultu e Vignola.
Fu edificata alla fine del XVI secolo per difendere la costa dalle incursioni di pirati saraceni e corsari barbareschi. Durante la dominazione sabauda e austriaca ebbe lo scopo di limitare il contrabbando tra la Sardegna e la Corsica. Nel corso dei secoli fu inoltre testimone di alcuni fatti storici importanti.
La Torre è facilmente raggiungibile a piedi attraverso un sentiero da via Marinedda; nonostante sia visitabile solo dall’esterno è di grande attrattiva per i visitatori data la sua imponenza.
Il monte La Frisaia, situato a 422,4 m s.l.m., sovrasta e protegge il centro abitato di Trinità d’Agultu.
Un sito di notevole interesse per via di numerosi reperti ivi ritrovati che sottoposti ad esame dagli esperti sono risultati appartenenti a tre diverse epoche: frammenti ceramici e litici del periodo nuragico e cocci di terracotta di vario genere risalenti all’epoca Romana e medioevale.
Questi reperti testimonierebbero che la collina fu stabilmente frequentata per almeno duemila anni consecutivi, probabilmente fino alla metà del Trecento, periodo in cui la grande peste nera spopolò le ville della Gallura.
Nel tempo, questa altura è stata meta di passeggiate e di giochi in special modo dei fanciulli delle generazioni passate.
Nei mesi di novembre e dicembre del 1948 i signori Cau e Grillo della Casa di Sassari giunsero a Trinità d’Agultu per predicare le tradizionali Missioni Popolari, ovvero corsi di predicazione straordinaria, istituiti da San Vincenzo de’ Paoli (✝1660), con i quali si cercava di galvanizzare la cristianità dei fedeli di una determinata parrocchia. I due missionari predicarono anche a Paduledda, La Scalitta e San Michele ed ebbero grande successo poiché riuscirono a far accostare ai Sacramenti ben 120 uomini. A ricordo della Missione fu innalzata una croce di legno sul monte.
Il nome del monte ha dato il titolo alla rivista periodica La Frisaia, pubblicata per la prima volta nell’aprile 1987, che nacque dal desiderio di don Gianni Sini, all’epoca parroco di Trinità, di pubblicare un giornale locale che raccontasse, oltre gli accadimenti religiosi, la storia, le abitudini e la cultura del territorio. La rivista viene pubblicata ancora oggi e nel corso degli anni, vi hanno collaborato alternativamente, sia giornalisti professionisti sia autori dilettanti insieme ai ragazzi delle scuole.
In occasione della ricorrenza del centenario del dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, fu commissionata la statua della Madonna che il 20 marzo 1955 fu collocata sul Monte di Santa Barbara, a protezione del paese. Quel giorno fu una bellissima festa e tutta la comunità partecipò alla solenne processione del simulacro, trasportato dal parroco don Derosas su un carro a buoi addobbato a festa e accompagnato da tanti altri carri che trasportavano donne e bambini nella faticosa salita. In seguito, l’amministrazione comunale dotò la statua di illuminazione in modo da renderla visibile anche di notte.
Nel 1996 si costituì un comitato di volontari per reperire i fondi necessari all’acquisto di una nuova statua da installare al posto di quella originale, ormai deteriorata dal tempo. Un contributo importante arrivò anche dal maestro di pittura Reza Kaveh, il quale offrì una grossa parte dell’incasso della vendita dei suoi quadri esposti nel centro sociale del paese.
L’attuale statua in marmo bianco di metri 1,80 di altezza, realizzata dallo scultore Dino Felici (✽1931 – ✝2002) di Carrara, fu collocata sulla sommità del monte e benedetta con grande festa per tutta la popolazione negli ultimi giorni del mese mariano 1997.
La presenza della Vergine è sempre stata particolarmente sentita dalla comunità e ancora oggi rappresenta uno dei simboli di Trinità d’Agultu.
Nel corso degli anni è stata meta di facili scampagnate per tanti bambini oltre che per numerosi visitatori. Il punto in cui è situata, infatti, offre una spettacolare vista panoramica su tutto il centro abitato e su un ampio tratto di costa.





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