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Chiese campestri
Le chiese campestri della Gallura sono luoghi affascinanti e ricchi di storia: si tratta di piccole chiese, sparse in ogni angolo della regione, spesso sempre aperte e pronte ad accogliere pellegrini e/o viaggiatori alla scoperta del territorio. Le chiese campestri testimoniano la profonda devozione religiosa della comunità locale e sono di grande interesse etnografico. Molte di esse risalgono a periodi antichi, quando erano parrocchie di piccoli insediamenti ormai scomparsi, e la loro architettura riflette le tradizioni locali, con stili che richiamano le abitazioni rurali dei pastori. Questo itinerario che attraversa le chiese del Comune di Trinità d’Agultu e Vignola offre una combinazione affascinante di storia, cultura e paesaggio. Le feste che si svolgono attorno a queste chiese rappresentano un’importante occasione di unione e festa per la comunità. Alcune delle chiese campestri del Comune di Trinità d’Agultu e Vignola sono state anche il teatro di eventi narrati in forma romanzata da Enrico Costa nel celebre romanzo “Il Muto di Gallura”. Quest’opera, ambientata proprio nella Gallura del XIX secolo, racconta fatti legati alla faida tra le famiglie della zona, intrecciando elementi storici e leggendari, e regalando un quadro affascinante delle vicende umane che si svolgevano nei dintorni di queste chiese. Percorrere l’itinerario offre non solo l’opportunità di immergersi in una dimensione di fede e tradizione popolare, respirando un’atmosfera intrisa di storia e memoria, ma anche di esplorare la bellezza naturale del paesaggio rurale gallurese: colline verdeggianti, uliveti secolari, muretti a secco e silenzi interrotti solo dai suoni della natura, un’esperienza che unisce cultura e natura in modo unico e suggestivo. Tutte le chiese sono raggiungibili in auto, ma è importante segnalare la presenza di strade strette e, in alcuni tratti, dissestate. La distanza complessiva e i dislivelli rendono l’itinerario impegnativo: pertanto, affrontare il percorso a piedi o in bici richiede una buona preparazione fisica, determinazione e allenamento adeguato. Si raccomanda di indossare pantaloni lunghi e scarpe comode e di portare sempre con sé una scorta di cibo e acqua.
Chiesa di San Giuseppe
Immersa tra lecci e pini, quasi in cima al monte Cugurenza, sorge la chiesetta dedicata a San Giuseppe, lo sposo della Beata Vergine Maria (in gallurese, Santu Gjaseppa di Cugurenza). La chiesa di San Giuseppe sorge a 640 metri di altitudine, in località Cugurenza, dista circa 5 Km dal centro abitato di Trinità d’Agultu ed è “nota come San Giuseppe lavoratore”. Edificata nella seconda metà del XVIII secolo, si racconta che venne costruita per ex voto da Francesco Lepori, detto Barracca, e da alcuni pastori della zona. La chiesa ha pianta rettangolare con doppio ingresso e una semplice facciata priva di ornamenti e richiama la forma delle antiche case rurali della zona. Sul tetto, in corrispondenza della c.d. janna di punta (termine dialettale che indica l’ingresso principale) è stata recentemente installata una croce metallica. All’interno presenta un’unica navata divisa in tre campate da archi sorretti da contrafforti laterali ed è intonacata e tinteggiata di bianco sia all’esterno che all’interno. Nelle vicinanze, circondato da alberi di leccio e pino, vi è il locale della Suprastantìa che si occupa della manutenzione della chiesa e dell’organizzazione della festa. Il monte Cugurenza era fino al secolo scorso ricoperto da fitti boschi di lecci e sughere, rifugio di banditi e triste teatro di vendette e azioni criminose: il 19 marzo 1850, proprio nei pressi della chiesa di San Giuseppe, venne teso un agguato al pastore Pietro Vasa: fu questo l’episodio che diede origine alla sanguinosa faida tra le famiglie aggesi dei Vasa e dei Mamia. La festa in onore del santo si svolge ogni anno il 19 marzo ed è la prima festa campestre che si celebra dall’inizio dell’anno civile. A partire dalla mattina presto, i partecipanti iniziano a cucinare carne arrosto e i piatti tipici della tradizione, tra cui porcetti, agnelli, cordula e tattalliu. Alle ore 12:00 inizia la celebrazione liturgica con la Santa Messa all’interno della chiesetta e dopo l’Eucaristia, li putittòri offrono dolci fatti in casa. Alle 16:30, la celebrazione si conclude con i tradizionali tre giri attorno alla chiesa campestre, e la bandiera viene riportata alla Chiesa della Santissima Trinità per essere conservata fino all’anno successivo. La festa civile invece prosegue fino a tarda sera, in un clima di grande amicizia e convivialità.
Chiesa di Sant’Antonio
La chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova si trova a pochi chilometri dal paese, in località Li Colti, luogo di nascita di Sebastiano Addis Tansu Razzu, soprannominato il “Muto di Gallura”. La data di edificazione della chiesa è incerta. Secondo la tradizione locale, sarebbe stata costruita all’inizio dell’Ottocento come ex voto dalle famiglie pastorali Suelzu e Bianco, residenti nella zona. Tuttavia, una nota redatta il 14 ottobre 1745 ne attesta l’esistenza già in precedenza. La struttura muraria, che mostrava i segni di numerosi rifacimenti e ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli, è stata recentemente oggetto di un intervento di ristrutturazione. Nella chiesetta rurale, ogni anno il 13 giugno si onora la memoria liturgica di Sant’Antonio da Padova, titolare del santuario. La Messa Solenne viene celebrata alle h. 12:00 nella piccola chiesa gremita e terminata la messa, la comunità si riunisce per un pranzo ricco e conviviale, simbolo di unione e continuità culturale. I preparativi cominciano già dalle prime ore del mattino con un lavoro collettivo e organizzato tra le quattro società votate al santo. Tra le feste campestri è sicuramente una delle più sentite e frequentate, non solo dagli abitanti del luogo ma anche dai numerosi turisti. Il pasto inizia con la distribuzione di pane, acqua e vino, seguiti dalla zuppa gallurese, piatto simbolico che celebra le radici contadine della comunità. La zuppa è seguita dal bollito di carne con verdure, formaggio locale e, per concludere, dolci caserecci e liquori della tradizione.
Chiesa di San Michele
La Chiesa di Santu Migali sorge su una collina panoramica, di fronte al Monte Cùccaru, famoso per essere stato in passato il ricovero di molti fuorilegge. Sappiamo che la chiesa di San Michele esisteva già nel 1745 e la tradizione racconta che un fuorilegge trafugò la statua di San Michele da una chiesa medioevale situata nei pressi di Viddalba, con l’intento di costruire una chiesa nel proprio territorio, in modo da poter sfruttare il “diritto d’asilo” che, secondo le leggi del tempo, garantiva l’impunità a chiunque si fosse rifugiato nel luogo sacro. L’architettura è simile alle costruzioni rurali della Gallura, caratterizzate dal tetto a capanna e da pianta rettangolare. La sacralità dell’edificio è indicata solo dalla presenza della croce metallica sul crinale del tetto. All’interno è presente un’unica navata, divisa in tre campate da archi a tutto sesto. L’ultima campata costituisce il presbiterio, dove al centro si può ammirare il nuovo simulacro di San Michele, risalente agli anni Sessanta del secolo scorso. La festa di Santu Migali si svolge ogni anno l’8 maggio nell’ampia vallata, di fronte al Monte Cùccaru. Alle 12:00 viene celebrata la messa in onore di San Michele Arcangelo e al termine inizia il pranzo: si serve prima il pane, seguito dalla zuppa gallurese con lu ghisatu, la carne lessa, l’insalata, le verdure di stagione, i formaggi, dolci, caffè e ammazzacaffè. La festa si conclude alle 18:30 con i tradizionali tre giri intorno alla chiesa, accompagnati dal suono della campanella.

Chiesa di Santa Maria di Vignola
La Chiesa di Santa Maria di Vignola sorge vicino al Rio Vignola, a 22 Km dal paese, quasi al confine con il territorio comunale di Aglientu. La chiesa si trova nei pressi de La Ghjunchizza, luogo in cui nel 1849 si svolse la cerimonia de l’abbrazzu fra i promessi sposi Pietro Vasa e Mariangela Mamia, descritta da Enrico Costa nell’opera “Il Muto di Gallura”. Forse la più antica fra le chiese del territorio di Trinità, è l’unica documentata fin dal medioevo. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito vari rimaneggiamenti che non hanno lasciato traccia delle strutture originarie. Attualmente presenta le caratteristiche tipiche delle altre chiese della Gallura: pianta rettangolare con doppio ingresso, tetto a doppio spiovente e nella facciata un piccolo campanile a vela. All’interno vi è un’unica navata, divisa in tre campate da due archi di granito grezzo. La festa di Santa Maria di Vignola, che attira centinaia di persone, richiede una complessa organizzazione. Dalla mattina presto i cuochi accendono i fornelli e mettono a bollire la carne per il brodo, l’immancabile ghisatu e si procede poi alla preparazione della zuppa gallurese. Il pranzo inizia con il pane e la zuppa gallurese, seguita da carne lessa e verdure. A fine pasto, vengono serviti dolci tipici, spesso fatti in casa. La giornata prosegue all’ombra degli olivastri secolari, offrendo un’occasione di socializzazione e celebrazione della devozione comunitaria.
Chiesa di San Giovanni Battista di Lu Colbu
La Chiesa di San Giovanni Battista (Santu Gjuanni) si trova nella frazione di Lu Colbu. L’edificazione della chiesa di San Giovanni Battista ebbe inizio nel 1929 grazie all’opera di privati, che donarono il terreno per la cappella e l’area della piazza, e ai fondi stanziati da Pio XI, per agevolare mediante la costruzione di alcune chiese la fruizione dei servizi liturgici agli abitanti degli stazzi. La chiesa di Santu Gjuanni, ha una struttura semplice e uno stile neogotico, identica nel progetto alle altre chiese campestri fatte costruire da Pio XI. La facciata, a doppio spiovente, ha un campaniletto a cuspide posizionato in corrispondenza del portone ligneo dell’ingresso principale. Nel 2024, la chiesa è stata oggetto di un intervento di restauro, restituendo all’edificio un aspetto rinnovato e curato. La festa di San Giovanni viene celebrata il 23 e 24 giugno, ed è organizzata da un comitato di circa 30 persone e segue il tradizionale programma delle feste campestri. La sera del vespro, dopo il consueto “caragolu di li bandéri” attorno alla chiesa, si offre una cena a base di spezzatino di carne mista. Il giorno seguente, dopo la Messa Solenne, si tiene il pranzo comunitario, che prevede zuppa gallurese con lu ghisatu e carne lessa, serviti all’ombra di maestosi lecci, olivastri e corbezzoli.
Chiesa di San Pietro Martire da Verona
La chiesa campestre dedicata a San Pietro martire da Verona, localmente chiamata Santu Petru, sorge su una collina panoramica, in località Lu Capruleddu, venne edificata tra il XVIII e il XIX secolo e presenta l’architettura tipica delle altre chiese campestri: ha pianta rettangolare, semplice facciata a capanna e un piccolo campanile a vela. All’interno della chiesa è presente una sola navata divisa in tre campate da due archi a tutto sesto, che sorreggono la copertura. Il presbiterio è separato dall’aula da balaustre lignee dipinte ad imitazione del marmo; nella parete di fondo si trova l’altare composto da tre grade e quattro nicchie che ospitano i simulacri di S. Pietro da Verona, S. Francesco d’Assisi, S. Pancrazio e S. Stefano primo martire. Si narra che il simulacro di San Pietro sia stato trafugato da una chiesa diroccata, situata nell’antico villaggio medioevale di Vinyolas, da alcuni fedeli di Trinità d’Agultu e dintorni che spesso erano impossibilitati a raggiungere la chiesa vignolese a causa delle piene del Rio Vignola, che rendevano il percorso impraticabile. La festa di San Pietro viene organizzata da due distinte Suprastantìe localmente chiamate “bandéra eccia”, quella principale e più antica (cui spetta il compito di pulire e allestire la chiesa per il giorno di festa) e la “bandéra” noa”. La preparazione del pranzo inizia la mattina presto con la cottura del brodo di carne necessario per la realizzazione del piatto principale: la zuppa gallurese, in dialetto la suppa. Alle ore 12:00, inizia la Messa Solenne in onore di San Pietro Martire da Verona e terminata la funzione, mentre nelle cucine iniziano a preparare la zuppa gallurese, fuori dalla chiesa vengono offerti dei deliziosi dolci locali. Il pranzo prevede oltre la zuppa gallurese con lu ghisatu, la carne lessa con l’insalata e le verdure di stagione, i formaggi, i vini e i liquori locali e i dolci tipici fatti in casa. La festa si conclude la sera, intorno alle 17:30, quando i portabandiere ripetono i tre giri attorno alla chiesa campestre, mentre un volontario suona la campanella, e finiti i giri riportano le tre bandiere nella Chiesa Antica dove verranno conservate fino all’anno successivo. L’intera giornata si caratterizza per lo spirito di collaborazione tra gli organizzatori e il clima conviviale tra i partecipanti, dimostrazione della volontà, da parte della comunità, di portare avanti le tradizioni. Nella stessa chiesa e con le medesime modalità si festeggiano anche le solennità di San Pancrazio il 12 maggio e di San Francesco il 4 ottobre.


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