Cultura del vino

Grazie alla sua posizione privilegiata nel cuore del Mediterraneo, la Sardegna vanta una lunga e ricca storia nella produzione vitivinicola. Nell’isola, la coltivazione della vite e la vinificazione risalgono a tempi molto antichi. Le attività di ricerca archeologica testimoniano infatti, la presenza della vite e del vino alla fine dell’Età del Bronzo (dal 1855 al 900 a.C.), quando gli scambi con il Mediterraneo orientale si intensificarono e la produzione ceramica si adattò alla necessità di trasporto di derrate alimentari, in particolare di olio, vino e grano. I vigneti fanno parte del paesaggio sardo e sono presenti dalle valli costiere alle zone montane. La particolare conformazione del territorio consente inoltre una produzione diversificata e di ottima qualità.

Prima tappa: Viddalba

Il nostro itinerario partirà dalla Valle del Coghinas, territorio di unione tra le due sponde dell’omonimo fiume che la attraversa, ed in particolare da Viddalba, piccolo comune del nord Sardegna, al confine tra Gallura e Anglona. La sua posizione strategica rende Viddalba un luogo dove la tradizione vitivinicola si fonde armoniosamente con la bellezza del paesaggio circostante. Qui, i vigneti si estendono tra colline e vallate e offrono un panorama mozzafiato che arricchisce l’esperienza del visitatore. La combinazione di un clima favorevole e terreni fertili consente la coltivazione di vitigni pregiati, rendendo Viddalba un vero e proprio gioiello per gli amanti del vino: il vitigno predominante è il Vermentino, ma non mancano altre varietà, come il Cannonau, il Carignano e il Monica. Alcune cantine organizzano visite guidate ai vigneti e degustazioni, accompagnando il visitatore alla scoperta del processo di vinificazione. Durante la stagione estiva, Viddalba ospita la sagra del vino, un evento che celebra i vini locali con degustazioni, piatti tipici e musica dal vivo. Consigliamo una visita al MAV – Museo Archeologico di Viddalba, che documenta la storia di questo territorio dal Neolitico al Medioevo. Il museo ospita i materiali rinvenuti nel villaggio nuragico di San Leonardo, che sorge ai piedi di Monte San Giovanni e fa parte dell’omonimo parco archeologico-naturalistico. Dal territorio di Viddalba provengono numerosi reperti (ceramiche, gioielli, vetri, materiali da costruzione e lucerne, numerosi esemplari di brocche e utensili di uso comune). L’aspetto più importante ed originale dell’esposizione sono le numerose stele funerarie di età romana.

Seconda tappa: Badesi

Prima di dirigerci verso i boschi di querce da sughero e i massi granitici della Gallura, passiamo per Badesi. Qui il visitatore ha la possibilità di immergersi in un paesaggio naturale mozzafiato, caratterizzato da chilometri di spiagge sabbiose, acque cristalline e paesaggi naturali di rara bellezza. Questa zona è molto conosciuta per la produzione di vino, in particolare il vermentino, che è il vitigno bianco più coltivato in Sardegna ma che in Gallura da i migliori risultati, motivo per il quale, nel 1996, ha acquisito la denominazione “DOCG Vermentino di Gallura”. A Badesi le viti sono quelle storiche, non innestate, coltivate a piedefranco, le viti crescono libere e resistenti agli attacchi della filossera. Il vino ha dunque un sapore unico, grazie anche al vento che spira dal mare e che ne arricchisce il gusto. Le degustazioni, prenotabili online, consentono di immergersi nei sapori dei vini di Gallura.

Terza tappa: Aggius

Abbandonando le dune sabbiose e le acque cristalline saliamo verso il verde dei boschi della Gallura, tra suggestivi paesaggi granitici sorge Aggius, antico centro tradizionale, dove è possibile visitare uno tra i più grandi musei etnografici della Sardegna, il museo etnografico MEOC, (museo etnografico Olivia Cannas), che custodisce tutti gli strumenti della tradizione alimentare gallurese. Uno spazio particolare del museo è dedicato alla cantina e mentre si osservano le botti sembra di sentire le allegre risate della vendemmia. La raccolta dell’uva era uno dei momenti principali della vita contadina e il momento della vendemmia (binnenna in gallurese) coinvolgeva uomini, donne e bambini, che partecipavano con grande entusiasmo.

Quarta tappa: Calangianus e il museo del sughero

Lasciamo Aggius e ci dirigiamo verso Calangianus, che si adagia, a 500 metri d’altitudine, ai piedi del massiccio del Limbara, nella Gallura più profonda, circondato da sugherete che, da sempre, caratterizzano il suo paesaggio. Il sughero è una pregiata materia prima, presente in Gallura, tradizionalmente impiegata per realizzare le arnie per le api e per quanto riguarda il vino, per la fabbricazione di tappi. Calangianus è conosciuta per la produzione di sughero, che l’ha resa uno dei centri più dinamici della zona. Un luogo da visitare per approfondire la fase finale del processo di vinificazione, ossia l’imbottigliamento, è senza dubbio il Museo del sughero di Calangianus. E’ uno dei complessi museali più importanti della Gallura e del Nord-Sardegna ed è ospitato nei locali del vecchio convento dei cappuccini, risalente al Settecento. All’interno del museo, il visitatore può approfondire la conoscenza del sughero grazie alla presenza di macchinari e utensili, sia antichi che moderni, utilizzati per la lavorazione del sughero. Sono presenti inoltre, postazioni sensoriali e video-installazioni. Durante la visita vengono illustrate le diverse fasi della lavorazione del sughero: dall’estrazione della corteccia dalla quercia, che avviene nei mesi estivi, alla lavorazione fino ad arrivare al prodotto finito. I curatori del museo vi accompagneranno in un’esperienza che richiama alla memoria tutte le voci di questa peculiare lavorazione; si può scoprire che esiste perfino “l’annusatrice”, ovvero colei che si occupa di annusare i tappi destinati all’imbottigliamento, per escludere la presenza del fungo parassita della quercia da sughero, che dopo aver attaccato il tappo, si diffonde nel vino.

Quinta tappa: Luras

L’ultima tappa del nostro itinerario è necessariamente Luras, che sorge su un poggio granitico nel cuore della Gallura, incastonata tra cisti e corbezzoli, sugherete e lecci, rocce granitiche e maestosi olivastri millenari che fanno da sfondo alle vaste coltivazioni di vigneti. La sua posizione dominante e le caratteristiche del terreno hanno fatto di questo centro, enclave sarda nel cuore della Gallura, un luogo di pregiata produzione vinicola. Luras è la terra del vermentino e del nebiolo, importato dal Piemonte circa 200 anni fa. La leggenda narra che, nella metà del 1800, il generale La Marmora portò in Sardegna i vitigni del nebbiolo piemontese e scelse i terreni dove impiantarli, proprio in Gallura. A Luras, dove già si coltivavano il vermentino ed il moscato, si iniziò a coltivare il Nebiolo “con una sola b”, non a causa di un errore, ma probabilmente perché si tratta del nome più antico del Nebbiolo, prodotto in Piemonte. La viticoltura ha assunto un ruolo sempre più importante e i territori luresi saranno il luogo ideale per la coltivazione del vitigno e il Nebiolo diventerà parte integrante della cultura del paese. Le Cantine presenti sul territorio offrono la possibilità di gustare vini dagli aromi freschi e fruttati, frutto dell’escursione termica giorno-notte che la vicinanza tra monti e mare comporta. Un appuntamento da non perdere, nel mese di ottobre è la rassegna del vino Nebiolo, un appuntamento per scoprire, accompagnati dal vino, la cultura e la storia del territorio di Luras e i suoi sapori. Una tappa necessaria, per rivivere le esperienze di uomini e donne di altri tempi, è la visita al Museo Etnografico Galluras, ospitato in un palazzetto a tre piani, della fine del 1700. Il museo  ricostruisce gli ambienti tipici della vita gallurese. Il piano terra ospita la cantina (sa chentìna), nella quale sono esposti tutti gli attrezzi della vendemmia e della vita contadina. Il museo è conosciuto per un reperto che vi è custodito, il martello de sa femina Agabbadòra.

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