Home » Cittadella dell’Arte e della Musica
Cittadella dell’Arte e della Musica
L’Auditorium comunale di Aglientu, è stato dedicato al celebre paroliere, cantautore e produttore discografico italiano Enrico Riccardi nato a Tortona il 27 marzo 1934 che si trasferì verso la fine degli anni settanta a Portobello di Gallura, luogo di cui rimase subito affascinato e dove trascorse il resto della sua vita.
L’ Auditorium custodisce al suo interno alcuni strumenti musicali appartenuti al noto artista donati al comune di Aglientu dalla sua famiglia dopo la sua scomparsa avvenuta il 17 marzo 2019.
La passione per la musica per Enrico Riccardi avvenne in maniera casuale, il suo approcciò iniziò strimpellando un pianoforte che suo padre, un lucidatore di mobili, portò a casa. Un accordatore amico di suo padre, riconobbe in lui l’ orecchio assoluto. Avendo l’ orecchio assoluto, era tutto facile, riconosceva le note ricordandole tutte.
La sua formazione fu prevalentemente da autodidatta ed intraprese la carriera come musicista agli inizi degli anni ’50. Nei primi anni ’60 diventò cantautore incidendo diversi 45 giri per alcune etichette, in questi anni iniziò la sua collaborazione con Luigi Albertelli paroliere e autore televisivo, suo concittadino e grande amico di infanzia. Il loro legame durò per più di 50 anni e insieme firmarono grandi successi di cui Riccardi scrisse le musiche ed Albertelli i testi.
Ricordiamo tra i suoi primi grandi trionfi la canzone “Zingara”, interpretata da Bobby Solo e Iva Zanicchi, che vinse il Festival di Sanremo nel 1969.
n.d.
+39 079 6579110
n.d.
n.d.
n.d.




- TAPPETO AGGESE
- CAMISGIÒLA (Giacchina)
La lavorazione dei tappeti di Aggius è una risorsa economica vitale fin dall’Ottocento. Nel 1927, il Prof. Cannas fondò la prima scuola di tessitura per preservare questa preziosa tradizione. Le botteghe artigiane locali hanno continuato senza sosta a produrre questi tappeti, trasmettendo l’arte di generazione in generazione.
I tappeti aggesi sono rinomati per i loro colori vivaci e i decori distintivi creando una sorta di «dipinto tessile». I colori tradizionali utilizzati sono il giallo, il rosso, il nero naturale, il viola, il verde, l’azzurro, il bordeaux, il bianco e il grigio.
Ad Aggius si praticano due tipi di tessitura: il “soprariccio”, conosciuto nel resto della Sardegna come «pibiones», che utilizza un telaio con quattro licci e quattro pedali, e la lavorazione “a l’antiga”, con due licci e due pedali. L’ordito è realizzato in cotone. Lo stile della tessitura, noto come “a dati”, è caratterizzato da una serie di strisce orizzontali separate da fasce di diverso colore, chiamate “pommu”.
Tra gli altri principali tipi di tappeti troviamo «lu saccu a ciai», considerato il tappeto più semplice, utilizzato anticamente come coperta e il tappeto con disegno continuo. I tappeti sono realizzati in lino e lana cardata. La combinazione di materiali e tecniche tradizionali rende ogni tappeto unico, celebrando la ricca eredità culturale e artistica di Aggius, apprezzata sia in Sardegna che all’estero.
L’abbigliamento tradizionale rappresenta uno dei simboli più efficaci di appartenenza culturale, capace di delineare chiaramente le identità collettive, regionali e nazionali. Nell’ambito delle tradizioni, l’abito aveva una funzione di comunicazione sociale, rendendo immediatamente riconoscibili la regione di provenienza, il sesso, l’età, lo stato civile e il ruolo di ciascun membro della comunità.
Un esempio significativo è la «camisgiòla» o giacchina, un indumento femminile preparato appositamente per il matrimonio e successivamente utilizzato in tutte le occasioni che richiedevano un abbigliamento elegante.
La camisgiòla veniva confezionata con tessuti pesanti come l’orbace, il panno e il velluto (rigorosamente color rosso), arricchito con trina argentata e foderata di broccato di alto pregio.
La parte anteriore della giacchina era ridotta per mettere in risalto la camicia e il corpetto e veniva chiusa con due lacci, mentre le maniche, lunghe fino al polso, presentavano grandi aperture longitudinali dall’ascella all’avambraccio, attraverso le quali sporgevano le ampie maniche delle camicie. Sulla parte esterna delle maniche, lungo l’avambraccio, erano cucite delle finte asole dalle quali pendevano dieci bottoni in argento brunito. Questo dettagliato sistema di chiusura non solo aggiungeva un elemento decorativo all’indumento, ma rifletteva anche l’abilità artigianale e l’attenzione ai dettagli caratteristici dell’abbigliamento tradizionale.
Museo del banditismo
Il museo del Banditismo, si propone di compiere ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone ai fini di studio, di educazione e di diletto. Senza correre il rischio di mitizzare la figura del fuorilegge e di esaltarne le sue gesta, l’obiettivo del museo è piuttosto, quello di diffondere valori positivi per la costruzione di una mentalità che favorisca l’affermarsi della legalità e della moralità pubblica a ogni livello. In un territorio come quello gallurese, protagonista del fenomeno del banditismo per circa tre secoli, questo polo culturale s’inserisce perfettamente, offrendo ai visitatori e ai residenti una panoramica su documenti, foto, filmati, oggetti e testimonianze del passato, ma soprattutto cercando di stimolare riflessioni su un futuro da costruire insieme.
MUSEI DEL
TERRITORIO
Cittadella dell’arte
e della musica
AREE ARCHEO NATURALISTICHE
Area naturalistica


e poi