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Palazzi ottocenteschi di Luras
Palazzo Depperu
La palazzina Depperu sorge nel centro storico di Luras, proprio di fronte alla settecentesca chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario. Rientra in quell’insieme di edifici di pregio che caratterizzano la cittadina, espressione di una classe benestante costituita in prevalenza da proprietari terrieri e commercianti.
Costruita nel 1908 per volere dei fratelli luresi Giovanni e Giovanni Maria Depperu, berrittaios di professione, la palazzina, ancora ottocentesca nelle fattezze esterne, stupisce all’interno per la ricchezza espressiva delle decorazioni, che deriva da una consapevole adesione al linguaggio liberty.
La decorazione pittorica dei palazzi signorili non si limita solo ai due centri principali, Cagliari e Sassari, ma è un fenomeno a diffusione capillare sul territorio sardo, che investe anche i centri minori, in presenza di una committenza di tipo borghese, particolarmente «attenta alle mode culturali».
La palazzina Depperu applica il nuovo codice al tipo edilizio dell’abitazione gallurese. Le architetture residenziali dei paesi dell’alta Gallura sono caratterizzate da un’estrema semplicità, riproponendo i canoni costruttivi e planimetrici dello stazzu, danno vita ad uno scenario di palazzetti monofamiliari in granito su più livelli coperti a tetto. In questo caso, il modello di facciata è evidentemente quello del palazzo cinquecentesco romano.
All’interno della palazzina la pittura è protagonista nella decorazione dei soffitti e delle pareti: ne è autore, tra il 1910 e il 1920 ca., Fortunato Busonera, poco noto artista cagliaritano residente ad Alghero.
Palazzo Tamponi Perantoni
Il palazzo è situato nel centro storico di Luras e si affaccia su via Mario Careddu e sul fronte opposto su via XX Settembre, mediante un cortile porticato. La casa si innalza per quattro piani oltre un loggiato superiore scandito da colonne a sezione quadrata.
I primi proprietari del palazzo furono Giovanni Tamponi (12/01/1861 – 23/04/1935) e sua moglie Michelina Tamponi (1865 – 1938). Giovanni fu proprietario di numerosi ettari di terreno e commerciante di stoffe a Silanus. Ebbero diciassette figli.
Risalente agli ultimi anni del XIX secolo ha subito gli influssi dello stile liberty riscontrabili nei caratteri stilistici della facciata principale: muratura in granito intonacato, con al suo interno eleganti decorazioni pittoriche, mensole in granito a sostenere i balconi finemente modanati; lavorazioni pregevoli in stile classico, fanno di questo palazzo, costruito e abitato per tutto il Novecento, una delle costruzioni più ammirate di Luras.
Al suo interno possiamo osservare soffitti dipinti, pavimenti di epoche finemente disegnati, e un terrazzo coperto all’ultimo piano, che offre una splendida vista sull’abitato di Luras, sui monti e i paesi circostanti.
Il Palazzo di proprietà del Comune di Luras è sottoposto a vincolo di tutela dal Ministero della Cultura dal 1994 e ha visto alcuni interventi di restauro per la fruizione e la conservazione dell’immobile.
Oggi le sue sale ospitano alcune mostre permanenti, tra le quali ricordiamo quella del vino, degli abiti dell’Ottocento e del poeta lurese Filippo Addis
- ACCETTA (piola)
- BARRILI
- NASTRO A RULLI SCORREVOLI
L’accetta è l’unico e solo utensile che viene utilizzato dagli operai specializzati nella decortica che sono detti estrattori o, più comunemente scorzini, in gallurese Li Bucadori. Una figura ricca di storia e tradizione, mai sostituita dall’avanzare della tecnologia.
Ogni estrattore ha la sua accetta preferita e personale, quasi sempre artigianale e gelosamente custodita. Ognuno di essi, poi, lavora generalmente in coppia, la quale deve risultare perfettamente sintonizzata e affiatata.
Da questo momento poi, si va all’ azione. Disponendosi lungo i fianchi opposti della quercia, Li Bucadori realizzano, con estrema precisione, alcuni tagli in punti strategici del tronco. In particolare, ne effettuano prima uno orizzontale, lungo tutta la circonferenza, ad una altezza precisa tra il 1,50 sino e i 2-3 metri, chiamato corona o collana.
Un taglio meticoloso, fatto bene solo se presenta una determinata inclinazione rispetto alla verticale dell’albero, se segue una linea dritta e se la sua superficie viene netta e liscia.
Ma soprattutto un taglio che evidenzia ed esalta l’esperienza e l’abilità di ogni scorzino rispetto ai colleghi.
Seguendo tutta la verticale della pianta e tracciando le diverse porzioni di corteccia da estrarre, dette plance, gli altri tagli prendono il nome di aperture o righelli.
Non a caso, gli scorzini devono cercare di agire imprimendo una certa forza all’accetta, con precisa sensibilità, in modo da evitare di danneggiare lo strato sottostante al sughero, il cosiddetto fellogeno, fondamentale per la vita della sughera. (1591) Fonte: Sadenda
Museo del banditismo
Il museo del Banditismo, si propone di compiere ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente: le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone ai fini di studio, di educazione e di diletto. Senza correre il rischio di mitizzare la figura del fuorilegge e di esaltarne le sue gesta, l’obiettivo del museo è piuttosto, quello di diffondere valori positivi per la costruzione di una mentalità che favorisca l’affermarsi della legalità e della moralità pubblica a ogni livello. In un territorio come quello gallurese, protagonista del fenomeno del banditismo per circa tre secoli, questo polo culturale s’inserisce perfettamente, offrendo ai visitatori e ai residenti una panoramica su documenti, foto, filmati, oggetti e testimonianze del passato, ma soprattutto cercando di stimolare riflessioni su un futuro da costruire insieme.
MUSEI DEL
TERRITORIO
Cittadella dell’arte
e della musica
AREE ARCHEO NATURALISTICHE
Area naturalistica








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