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Albero millenario Luras
Immersi in un paesaggio collinare tra la montagna granitica e il bacino artificiale del Liscia, troviamo diversi esemplari di Olivastri Millenari. I due alberi monumentali sono ubicati nel Comune di Luras, regione Carana, in località Santu Baltolu, nei pressi della chiesa campestre del XVIII secolo, di origine medievale. Quest’ultima è stata rimaneggiata intorno agli anni Sessanta, dopo che la costruzione dell’invaso ha completamente sommerso l’antica Chiesa di San Nicola, anch’essa di origine medievale e probabile parrocchiale dell’estinto villaggio di Carana. La Chiesa di San Bartolomeo “ospita” oggi anche le statue di San Nicola, San Giuliano e San Bachisio.
L’area del sito è interessata dalla presenza di cocci e materiale lapideo che testimonierebbero un antico insediamento di epoca medievale.
L’olivastro maggiore presenta tracce di antichi tagli di notevoli dimensioni da attribuire, secondo la tradizione orale, ai carbonai toscani che, tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, giunsero in Sardegna per lo sfruttamento intensivo del patrimonio boschivo dell’isola. In questo caso rinunciarono
all’abbattimento per l’estrema durezza del legno. Nelle cavità alla base del tronco troviamo tracce Podi fuoco, segno di frequentatori che avrebbero trovato rifugio sotto l’albero.
Nel 1991 è stato dichiarato Monumento Naturale Nazionale ed è incluso nella lista dei “20 alberi secolari d’Italia” da tutelare, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Il 21 novembre 2023, Giornata Nazionale dell’Albero, è stata premiata come pianta vincitrice del contest italiano “Italian Tree of the Year”, mentre il 20 marzo 2024 ha conquistato la terza posizione al contest Europeo, rappresentando l’Italia (https://www.treeoftheyear.org/).



Loc. Carana , Luras (SS)
- ACCETTA (piola)
- BARRILI
- NASTRO A RULLI SCORREVOLI
L’accetta è l’unico e solo utensile che viene utilizzato dagli operai specializzati nella decortica che sono detti estrattori o, più comunemente scorzini, in gallurese Li Bucadori. Una figura ricca di storia e tradizione, mai sostituita dall’avanzare della tecnologia.
Ogni estrattore ha la sua accetta preferita e personale, quasi sempre artigianale e gelosamente custodita. Ognuno di essi, poi, lavora generalmente in coppia, la quale deve risultare perfettamente sintonizzata e affiatata.
Da questo momento poi, si va all’ azione. Disponendosi lungo i fianchi opposti della quercia, Li Bucadori realizzano, con estrema precisione, alcuni tagli in punti strategici del tronco. In particolare, ne effettuano prima uno orizzontale, lungo tutta la circonferenza, ad una altezza precisa tra il 1,50 sino e i 2-3 metri, chiamato corona o collana.
Un taglio meticoloso, fatto bene solo se presenta una determinata inclinazione rispetto alla verticale dell’albero, se segue una linea dritta e se la sua superficie viene netta e liscia.
Ma soprattutto un taglio che evidenzia ed esalta l’esperienza e l’abilità di ogni scorzino rispetto ai colleghi.
Seguendo tutta la verticale della pianta e tracciando le diverse porzioni di corteccia da estrarre, dette plance, gli altri tagli prendono il nome di aperture o righelli.
Non a caso, gli scorzini devono cercare di agire imprimendo una certa forza all’accetta, con precisa sensibilità, in modo da evitare di danneggiare lo strato sottostante al sughero, il cosiddetto fellogeno, fondamentale per la vita della sughera. (1591) Fonte: Sadenda
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